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Google Drive on Linux

Post bilingue, l'italiano è piú in basso.

English

Google finally released Google Drive a few days ago. Google Drive is a remote hosting for files (like Dropbox or Microsoft Skydrive), with a free 5GB storage and very low price for additional space.

Google released also a software to sync a local directory with the remote storage for Microsoft Windows, Apple Macintosh and Google Android, promising an Apple iOS app. In the original announcement there is no mention of a Linux application.

After a lot of complaints from the Linux users, Google announced via Google+ that they are working on it.

In the meanwhile, the Linux community worked on it, too. There are two good API-based programs to use your Google Drive on Linux!

The first one is Grive (website, G+ profile). It is a small program, still in development, that syncs a local directory with Google Drive. The current version (0.0.2) supports only a one-way sync from Google Drive to your PC. The developer is working to a two-way sync, and it will be released in the next version. Grive does not syncs automatically, you have to run it when you edit a file.

I'm collaborating with Grive, packaging it for Debian Testing (64bit version).

The second project is Fuse-Google-Drive. It uses a very different approach. It is a FUSE driver that can mount your Google Drive locally. It is not a syncing application: it only creates a virtual filesystem that lets you access and edit the remote files making the system believe they are local. If your PC is offline, the files disappear from your system.

I prefer the Grive approach, and I hope to continue to use it when Google releases its app. Open Source is better!

Italian translation follows.

Italiano

Eccoci qui. Mi faceva comodo che questo post fosse leggibile da un pubblico anche non italiofono, quindi stavolta vi tocca il post bilingue :P

Pochi giorni fa, Google ha finalmente rilasciato Google Drive. Si tratta di un servizio di hosting remoto per i file (come Dropbox o Microsoft Skydrive), con 5GB di spazio gratuito e un prezzo davvero basso per lo spazio aggiuntivo.

Google ha anche rilasciato dei programmini per sincronizzare con lo spazi Google Drive una cartella locale. Tali programmini sono disponibili per Microsoft Windows, Apple Macintosh e Google Android, con la promessa della prossima uscita dell'app per iOS. Nel comunicato originale non c'è menzione alcuna di un'applicazione per Linux.

Dopo parecchie lamentele da parte degli utenti Linux, Google ha annunciato, via Google+, che ci stanno lavorando.

Nel frattempo, la comunità degli utenti Linux non è stata con le mani in manoIn the meanwhile, the Linux community worked on it, too. Ci sono già due programmi basati sulle API di Google, che permettono di usare Google Drive su Linux!

Il primo è Grive (sito, profilo G+). Si tratta di un piccolo programmino, ancora incompleto, che sincronizza una cartella locale con il Google Drive. La versione attuale (0.0.2) supporta solo il download da Google Drive al PC, e non la sincronizzazione vera e propria. Il programmatore ci sta lavorando, e rilascerà una prossima versione che permette di sincronizzare davvero. Grive non funziona automaticamente, ma va lanciato ad ogni modifica

Sto collaborando con Grive, facendo il pacchetto per Debian Testing (a 64 bit).

Il secondo progetto è Fuse-Google-Drive, e utilizza un approccio completamente diverso. Si tratta di un driver FUSE che può montare lo spazio di Google Drive come se fosse un disco locale. Non è propriamente un sistema di sincronizzazione: semplicemente crea un filesystem virtuale che permette di accedere ai file su Google Drive come se fossero locali. Appena però il PC si trovasse offline, il file diventerebbero inaccessibili.

Personalmente preferisco l'approccio di Grive, e spero di poterlo continuare ad usare anche dopo che Google rilascerà la sua applicazione. È Open Source (che è meglio!), e dubito che l'applicazione di Google lo sarà.

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Microsoft e XMPP

Ho avuto poco fa una notizia davvero ottima. Microsoft, dal 15 dicembre, ha attivato la possibilità di accedere a Live Messenger via XMPP.

Ad alcuni dei miei lettori questo dirà moltissimo, agli altri dico che ciò significa che chiunque può creare programmi per chattare con Live Messenger, senza più dover essere legati al programma Microsoft.

Questo significa molto. Significa avere finalmente su Linux programmi sempre funzionanti per chattare con i propri contatti windowsari, significa avere programmi decenti per chattare via Live Messenger su qualunque smartphone. Insomma, una gran bella cosa.

XMPP poi è un protocollo che permette a piattaforme diverse di comunicare tra loro, quindi chissà che un giorno non si possa chattare con contatti Live Messenger da Google Talk (che supporta da sempre XMPP) o Facebook (che lo supporta da un po'). Sarebbe bello e permetterebbe di non iscriversi a tutto.

Leggendo la guida, però, si scopre una piccola magagna. Per l'autenticazione utilizzano OAuth, sistema che nessun programma XMPP al momento disponibile supporta. Quindi andranno modificati tutti i programmi esistenti, per iniziare a supportare la novità. Riescono a far male anche ciò che fanno bene :P.

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DokuWiki

Oggi voglio parlarvi di un ottimo software che utilizzo molto, e che merita quindi un po' di pubblicità da parte mia.

Si tratta di DokuWiki, un sistema per creare wiki, estremamente leggero, non esoso in termini di risorse tecnologiche, molto personalizzabile e banale da utilizzare. In più è Open Source, gratuito e liberamente modificabile. La documentazione è in inglese, ma l'interfaccia grafica è anche in italiano.

DokuWiki è nato per creare wiki di documentazione software. Ma grazie al modo in cui si è evoluto, e all'ottima personalizzabilità data dal sistema di template e plugin, può essere utilizzato per fare qualunque tipo di sito, anche quando non è strettamente necessario che il sito sia un wiki.

Il sistema di templating è di facile utilizzo, e per chiunque abbia conoscenze minime di HTML e CSS può adattare un template pronto alle proprie esigenze personali, fino a trasformare la grafica del sito in qualcosa anche di lontanissimo dalla grafica classica di un sito wiki.

Il sistema di plugin, molto potente e ben strutturato, permette di aggiungere funzionalità di ogni genere al sito. Ci sono centinaia di plugin già pronti, che raccolgono quasi tutto quello che si può volere da un sistema per creare siti web. Con poche mosse, ben documentate, è persino molto semplice trasformare la propria installazione di DokuWiki in un blog ben fatto, anche multiutente, e facile da usare. Installare un plugin è assolutamente semplice anche senza avere la minima conoscenza tecnica.

DokuWiki, diversamente da software analoghi, non richiede alcun tipo di banca dati, essendo basato su un sistema di archiviazione su file di testo. Non è quindi necessario un hosting costoso per utilizzarlo: basta un qualunque hosting gratuito. Se però non ci si fida di un sistema del genere, è piuttosto facile fare in modo che il sito si appoggi ad una banca dati.

Da un po' di tempo, ci sono anche funzionalità per gli utenti più esigenti, come ad esempio chi ha bisogno di gestire il suo wiki attraverso un software o un bot: esiste un'interfaccia XMLRPC, ancora non ottima ma ben realizzata.

Insomma, Dokuwiki è ormai da parecchio tempo qualcosa di più di un banale wiki. Si avvicina molto di più ad un CMS molto flessibile e di facile utilizzo rispetto alla media.

Trovate un elenco piuttosto completo delle principali caratteristiche da queste parti. L'ultima versione, uscita a Natale, è invece disponibile qui.

Dato che gli esempi valgono più di molte chiacchiere, vi linko il sito del creatore del progetto, Andeas Gohr, della sviluppatrice Foosel, del designer Wikidesign, dell'associazione LS Lug, e del gruppo parrocchiale I Sicomori Curiosi, realizzato da me. Tutti molto diversi tra loro, tutti elegantemente basati su Dokuwiki.
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Opera 10 - Prova sul campo

Sapete un po' tutti che io sia un fan e un utente dell'ottimo browser Mozilla Firefox. Firefox, però, nonostante i recenti miglioramenti introdotti con la versine 3.5, continua ad avere un problema notevole per chi, come me, utilizza soprattutto macchine non recentissime (in questo momento vi scrivo da un portatilino con 10 anni circa alle spalle).

Un'alternativa leggera e gratuita (ma non libera) a Firefox è il browser Opera, che ha raggiunto pochi giorni fa la versione 10. Tale browser include anche un client di posta elettronica (POP, IMAP, SMTP) e news (NNTP), un buon lettore di feed rss, un client chat (IRC) e una rubrica di indirizzi. È un bel po' più leggero sulla RAM rispetto a Firefox, anche grazie a dei meccanismi di caching che caricano solo l'indispensabile per poi scaricare il resto della pagina quando serve. Non ha un sistema di plugin come Firefox, ma supporta i "widget", piccole applicazioni di utility non particolarmente integrate con il programma principale. Fornisce una home page con i segnalibri più utilizzati, ha un ottimo sistema di blocco dei contenuti indesiderati (banner e simili) e la possibilità di personalizzare le pagine web tramite javascript (caratteristiche che il browser Mozilla ha solo come plugin). Inoltre, gestisce molto bene le password salvate.

Ho testato la versione 10. Le novità sono molte, ma solo poche sono davvero fondamentali.

Prima di tutto è stato nettamente migliorato il supporto per le applicazioni AJAX. GMail sembra ora funzionare molto bene, cosí come deviantART. Entrambi i siti funzionavano male con la versione 9: Opera supporta ottimamente gli standard ufficiali, ma non supportava alcune funzioni che pur non essendo standard sono uno standard de facto per le applicazioni web.

Altra caratteristica estremamente utile è il controllo dello spelling, che Firefox ha da molto tempo: Opera ora può sottolineare le parole che non esistono nel suo dizionario, prevenendo errori di battitura. Sono supportate un'ottantina di lingue, tra cui l'italiano. Si sentiva decisamente la mancanza di questa caratteristica, soprattutto da parte di chi utilizza, come me, spessissimo webmail e forum.

Comoda per chi utilizza la webmail è anche la possibilità di fare in modo che link ad indirizzi email e feed rss vengano aperti con un sito di webmail invece che con un programma del PC. Tale funzione è stata ripresa da Firefox, che la offre dalla versione 3.5. Peccato per il mancato supporto integrato per GMail, che comunque si può aggiungere a mano.

Molto interessante la cosiddetta funzione Turbo, che consiste in un sistema di compressione delle pagine web, insieme (credo) ad una forma di caching, che consente il caricamento rapido delle pagine web anche in caso di connessione lenta, ovviamente a discapito della pesantezza sul processore. La funzione può anche essere impostata per attivarsi solo se Opera rileva che la connessione è troppo lenta, in modo da evitare che sia attiva quando è inutile.

Grazioso anche il nuovo tema grafico, un po' più leggero del precedente, anche se continuo a preferire il tema classico.

Di altre novità introdotte non si sentiva affatto la mancanza. Un esempio è la funzione, attivata di default, che permette di mostrare le miniature delle pagine web al posto delle linguette dei tab, mangiandosi una grossa striscia di schermo. Un piccolo cambiamento inopportuno è anche la nuova icona del programma, con una "O" un po' più cicciotta. Ero abituato da anni alla vecchia ed elegante icona.

Opera è disponibile per diversi sistemi operativi (tra cui i più diffusi), e vanta anche due versioni (indipendenti dal programma principale), una gratuita e una a pagamento, per dispositivi handeld e telefoni cellulari.
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Nota su Office web

Considerando che ho letto cose folli in giro, come il fatto che Microsoft Office sarà gratuito e scaricabile da Internet o addirittura free, spiego una volta per tutte come stanno le cose.

Microsoft ha annunciato l'imminente rilascio di una piattaforma da ufficio, strutturata in maniera analoga ad Office, che girerà su web. Una sorta di Google Docs, ma della Microsoft.

Le funzioni di base saranno utilizzabili gratuitamente, mentre per utilizzare tutta la potenza del software sarà necessario acquistare una licenza. Ciò rende palese che si tratta di una mossa pubblicitaria: i documenti Microsoft, al momento ufficialmente leggibili bene solo con un programma Microsoft, saranno invece leggibili con un semplice browser.

Inoltre, il servizio non sarà propriamente gratuito.

E ovviamente non sarà free, che in campo informatico significa SEMPRE libero, e non gratuito. Va notato che il fondatore della filosofia Free Software, l'hacker Richard Stallman, è fortemente contrario a tali software, per questioni di privacy: non si sa in mano a chi effettivamente vadano i tuoi documenti.
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Firefox 3.5 - Geolocalizzazione

Due giorni fa è uscito l'atteso Firefox 3.5. Le caratteristiche interessanti sono molte, a partire da una mgliore gestione della memoria, un nuovo motore javascript e il supporto per le ultima bozze di html 5 (compresa la possibilità di riprodurre video e audio Ogg senza aver bisogno di flash, e la possibilità per i webmaster di inserire i loro font nelle pagine web.

Una caratteristica impressionante è però quella della geolocalizzazione: si possono fare pagine web che, dopo avervi rigorosamente richiesto conferma riguardo l'operazione, chiedono e ottengono la vostra posizione geeografica.

Il servizio è basato, a quanto ho capito, sulla API Geolocation dell'ottima collezione di API Google Gears. A livello tecnico non mi è ancora del tutto chiaro come funzioni, ma dovrebbe basarsi sull'IP e sulle reti WiFi che il PC vede (non so come sappiano chi sta dove, credo abbiano fatto una qualche mappatura quelli di Google).

Dai miei test, in ogni caso, funziona besissimo (becca la via esatta) se provo con un PC che abbia un'antenna WiFi attiva, mentre fallisce miseramente (ritiene che io sia negli Stati Uniti) se provo da un PC senza WiFi. Potete fare le vostre prove qui.

Se diventasse più affidabile, e se non si trovassero bug di sicurezza (ci spero poco), uno strumento simile è una meraviglia. Immaginate di cercare una pizzeria su Google e di avere subito i risultati su quelle dalle vostre parti, ad esempio. O immaginate di poter fare un plugin Firefox che vi faccia da simulatore di GPS basandosi sulla triangolazione delle antenne WiFi.
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Cloud computing. Che animale è?

Ultimamente non si fa che parlare di Cloud Computing, litigando su pro e contro. Ma che roba è? E perché se ne discute? Vediamo un po' di storia e cerchiamo di capirlo insieme.

All'inizio della storia dei computer, la potenza di calcolo necessaria era poca e i computer erano costosi. Fu immediata quindi l'idea del mainframe. Un mainframe è una macchina multiutente (all'epoca una stanza di armadi) alla quale si potevano collegare, più o meno contemporaneamente, molte postazioni prive di potenza di calcolo, dette "terminali". In questo modo si aveva una sola macchina per molti utenti.

Con l'abbassamento del costo della potenza di calcolo, e la riduzione delle dimensioni delle macchine, nacque il concetto di PC, ovvero di computer personale. Ogni singolo utente ha la sua macchina, quindi. Un approccio completamente diverso. In un certo senso molto più comodo, ma soprattutto con una possibilità di diffusione molto più grande.

Presto i PC si collegarono tra loro in piccole reti per scambiare informazioni, e le reti cominciarono a venire collegate tra loro. Nasceva Internet, destinata a diventare la più grande rete a pacchetti discreti della storia.

Non ci si mise molto a capire la potenza che un tale servizio avrebbe potuto avere. Se si hanno moltissimi computer collegati tra di loro, si può mettere insieme una potenza di calcolo enorme, come se tutte le macchine collegate tra loro fossero un unica, potentissima, macchina.

Nasceva in questo modo l'idea del calcolo distribuito, o Grid Computing, l'embrione di quello che è oggi noto come Cloud Computing. Il calcolo distribuito è un sistema dal funzionamento molto semplice. Immaginiamo un programma che abbia bisogno di una potenza di calcolo enorme, ad esempio una simulazione scientifica. Si crea un server che sappia quali calcoli vadano fatti e sappia raccoglierne i risultati, e un programma in grado di richiedere al server che calcoli deve fare. Moltissime persone installano questo programma, chiedono al server le istruzioni, fanno i calcoli e consegnano al server i risultati. In questo modo le operazioni di calcolo vengono svolte su moltissime macchine diverse, con una potenza totale enorme.

Se si uniscono il concetto di Grid Computing (molte macchine insieme creano una macchina molto potente) e quello di Mainframe (tanti utenti utilizzano una singola macchina remota) nasce il Cloud Computing.

Il modello del Cloud Computing è quello di un fornitore di servizi che possiede un server o, più spesso una rete di server che si distribuiscono il calcolo, che sia in grado di ospitare delle applicazioni che possano essere utilizzate da remoto da utenti collegati a Internet (tipicamente via Web) o a una generica grande rete.

All'utente non interessa dove sia l'applicazione o come sia fatta, e non deve installare nulla. Si collega ad Internet e usa il programma ospitato dal fornitore di servizi.

Facciamo qualche esempio. Molti di voi avranno una casella di posta elettronica. Probabilmente potete visualizzare la vostra posta via web. Ebbene, questa è un'applicazione del Cloud Computing. Il vostro fornitore della casella vi dà anche un'applicazione per leggere la posta. Migliaia di altri utenti leggono la loro posta attraverso la stessa applicazione, senza avere alcun bisogno di sapere come l'applicazione sia fatta o su quale computer giri.

Facciamo esempi più specifici. Google è un importante fornitore di Cloud Computing. Molti di voi conosceranno il servizio GMail, che fornisce anche un'applicazione su web per leggere la propria posta, sia di GMail che di altri account. Insomma, GMail è un'applicazione del tutto analoga a Thunderbird, o ad Outlook. Però gira su Internet, senza che sia importante dove, e la usano milioni di persone insieme a voi.

Google fornisce anche la suite Apps, che contiene un word processor, un foglio di calcolo, un lettore PDF e moltissimi altri programmi analoghi a quelli che avete sul PC, ma che girano su Internet. Si possono addirittura salvare documenti su Internet, per poi ritrovarseli da qualunque parte del mondo ci si collega, e si possono condividere documenti con altre persone. Cloud Computing.

Ci sono anche applicazioni molto più spinte. EyeOS, un progetto Open Source che ho testato con soddisfazione, fornisce un intero sistema operativo, con moltissimi strumenti, in grado di girare su web. Un'azienda potrebbe installarlo per fornire servizi di Cloud Computing di ottimo livello.

I vantaggi di un simile approccio sono enormi ed evidenti. Si ha accesso ai propri file ovunque ci si trovi, e da qualunque sistema operativo ci si colleghi. Si possono condividere i propri file con altri utenti, ed eventualmente lavorarci insieme. Si hanno programmi sempre aggiornati. Non è necessario un PC potente (GMail si utilizza anche dai telefoni cellulari, ad esempio). Non è necessario installare altro che un browser. Insomma, moltissime comodità che lo portano ad essere un modello di computing appetibile per un futuro in cui ci si può collegare ad Internet da dispositivi molto diversi tra loro, spesso poco potenti, e in cui avere lo stesso documento accessibile da tutti i dispositivi è spesso vitale.

Ma è fondamentale stare estremamente attenti a non farsi accecare da tutto questo, perché anche gli svantaggi ci sono, e sono notevolissimi.

Prima di tutto la privacy. Mettere tutti i miei documenti su un sistema che non so dove sia, e come sia gestito, è una follia a livello di privacy. Chi gestisce il sistema può fare ciò che vuole dei miei documenti, e non ho modo di saperlo. Poi c'è la questione sicurezza. Chi dovesse ottenere le credenziali per accedere alla piattaforma di Cloud Computing che utilizzo, non ha nessuna barriera fisica che lo separi dai miei documenti. Infine, i pericoli legati al backup. Nessuno mi assicura che i miei dati siano al sicuro dalla chiusura del sistema che mi ospita (fallimento dell'azienda o simili) o da guasti.

Insomma, prima di acclamare il Cloud Computing come meraviglia delle meraviglie, bisogna considerare molto bene tutto questo. Ciò non toglie che ci siano ambiti in cui gli svantaggi non esistono affatto. Penso ad esempio ad un'azienda che crea, nella propria Intranet, un'applicazione di Cloud Computing utilizzabile per il lavoro dei propri dipendenti. Una cosa del genere fornirebbe enormi vantaggi di coordinamento del lavoro senza alcuno svantaggio.

Insomma, Cloud Computing? Sì, ma senza strafare.
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