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Eoin Colfer - E un'altra cosa...

cover [Recensione scritta per La Tana del Sollazzo]

ATTENZIONE!! Contiene piccoli SPOILER sui personaggi presenti. Per leggerla con gli spoiler coperti, si può leggere la recensione presente su La Tana del Sollazzo.

Quale giorno migliore del Towel Day per recensire, seppure al volo, E un'altra cosa..., seguito dell'epica trilogia in cinque parti de Guida Galattica per gli autostoppisti di Adams?

Ebbene, lo ho finito qualche giorno fa ed è molto meritevole. Non avevo aspettative enormi: per quanto si trattasse di Colfer, operazioni d questo tipo sono sempre molto rischiose. Si rischia che non sia all'altezza, si rischia che sia una mera imitazione di stile, si rischia un'utilizzazione innaturale dei personaggi.

E invece Colfer fa un ottimo lavoro. Ci consegna un degno ultimo capitolo, in uno stile che pur rifacendosi ad Adams è indubbiamente suo, e senza snaturare alcun personaggio.

Inoltre, il buon Colfer riesce a fare una storia che si aggancia perfettamente al romanzo precedente senza stravolgerne minimamente il senso, altro rischio che si corre, ma che comunque sarebbe stato risolvibile considerando la storia "non-canon".

Colfer riesce insomma a continuare a farci seguire le avventure, sempre in bilico tra la follia e la seria e profonda satira, dei nostri Arthur, Ford, Zaphod e Trillian, accompagnati anche dalla semigiovane Random, riprendendo anche qualche personaggio che avevamo perso di vista, approfondendone la caratterizzazione, ma sempre con estremo rispetto.

Evito di parlare più dettagliatamente della trama, considerando che molti di voi non ne hanno ancora letto neanche la copertina.

Unico piccolo difetto è il finale, che pur essendo ottimo, sembra disomogeneo e un po' scollegato dal resto del libro.

Insomma, un libro decisamente frugo. Qualunque fan della Guida può e deve averlo.
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Arroyo Camejo - Il bizzarro mondo dei quanti

copertina Sono ormai da moltissimo, a diversi livelli negli anni, un divoratore di letteratura di divulgazione scientifica. Ho imparato a distinguere presto le porcherie (soprattutto riviste...) dalle cose ben fatte. Molti testi mi hanno affascinato, Asimov, Einstein, Du Sautoy, molti altri sono risultati inutili. Pian piano mi sono però reso conto di un problema di fondo nella letteratura di questo genere. La divulgazione scientifica ha un grande difetto: nella maggior parte dei casi, se non sai nulla dell'argomento, continui ad avere un'idea soltanto vaga e indistinta. Se invece già sai un minimo, quasi tutto ciò che è scritto ti sembra, se ti va bene, lievemente banale.

Un campo della fisica particolarmente affascinante, anche solo per il fatto che, in realtà, rappresenta ancora una sfida grande, è quello della meccanica quantistica. Una teoria che ha cambiato il modo di vedere il microcosmo, e che ha portato (e porterà ancora) numerose innovazioni anche a livello pratico e tecnologico. Finora, il testo più interessante, se non altro per motivi storici, che avevo letto sull'argomento è I trent'anni che sconvolsero la fisica, di Gamow. Libro che lessi quasi insieme a L'evoluzione della fisica di Einstein ed Infeld, che presentava una breve ma interessante introduzione alla quantistica. Entrambi i libri sono però completamente privi di matematica, e non aggiungevano moltissimo a ciò che, più o meno, conoscevo.

Tempo fa, su Usenet, lessi che qualcuno consigliava, ad una persona che voleva un'introduzione alla meccanica quantistica, il libro Il bizzarro mondo dei quanti, della giovanissima (classe '86) Silvia Arroyo Camejo. Ho deciso di darle una possibilità, non aspettandomi poi moltissimo, considerando che l'autrice lo ha fatto negli ultimi tre anni di liceo, finendolo prima dell'esame di maturità.

E invece il testo mi ha favorevolmente impressionato. Non si tratta solo del miglior testo divulgativo sulla meccanica quantistica che io abbia mai letto, ma è anche uno dei migliori testi divulgativi in generale tra quelli che ho letto.

Arroyo Camejo ci espone, in maniera sistematica e molto ordinata, le diverse problematiche che hanno portato alla formulazione della teoria, la teoria stessa, i suoi limiti e le sue conseguenze. Il tutto viene spiegato con una tecnica molto semplice e coerente con il modo in cui si fa scienza: ponendo delle domande e dando le risposte in maniera approfondita e semplice.

La cosa più interessante, in ogni caso, è l'utilizzo della matematica nell'esosizione. La meccanica quantistica utilizza un formalismo matmatico molto avanzato, ma a causa dei suoi aspetti filosofici si può esporre senza fare uso di nessuno strumento matematico (come Gamow, nel libro che ho già citato, fa). Arroyo Camejo riesce perfettamente a trovare una via di mezzo. Nel suo testo, la matematica è una presenza costante. Ma non viene utilizzato alcun formalismo particolare: il libro contiene solo una matematica comprensibile da chiunque, in Italia, abbia fatto il quinto scientifico e abbia approfondito un paio di argomenti. Tutte le cose un po' più complicate di queste vengono spiegate in maniera semplice, ma rigorosa.

Il libro ha, inoltre, un notevole apparato bibliografico (che mi curerò di approfondire un po'), e un sistema di note molto pratico, che riporta, tra l'altro, ogni citazione fatta dall'autrice in lingua originale (o il riferimento arXiv per trovarla).

Insomma, finalmente, grazie ad una studentessa che ha scritto un libro quando aveva tra i 16 e i 19 anni, abbiamo un testo divulgativo di meccanica quantistica che sia all'altezza di far comprendere in maniera adeguata una così affascinante teoria, e che sia allo stesso tempo alla portata di chiunque abbia fatto generici studi scientifici (o abbia voglia di capire da un qualunque libro di liceo un paio di semplici formalismi.

Insomma, se volete cominciare a farvi meravigliare dalla fisica, questo libro è una buona strada.

Dati:
Silvia Arroyo Camejo
Il bizzarro mondo dei quanti
Editore Springer, collana I Blu
ISBN 978-88-470-0643-0

La copertina riportata è © Springer-Verlag Italia 2008
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Hayao Miyazaki - Ponyo sulla scogliera

Da ieri è arrivato nelle sale cinematografiche italiane l'ultimo lavoro del grande Maestro dell'animazione giapponese Hayao Miyazaki, Ponyo sulla scogliera.

Con questo film, Miyazaki torna alla semplicità dei tempi di Il mio vicino Totoro (che avremo al cinema, dopo 21 anni, tra un paio di mesi) e di Laputa, Castello nel Cielo. Il film ci parla di una bimba-pesce, Ponyo, che incontra, fuggendo da suo padre, un bambino umano, Sosuke, il quale la salva. Ponyo decide allora di voler vivere per sempre con Sosuke, diventando umana. La cosa non è però semplice, perché il padre di Ponyo, il misterioso Fujimoto, odia gli umani e farà di tutto per ostacolarla.

Insomma, una trama semplice, che volendo ricorda da vicino la fiaba della Sirenetta (pur discostandosene fortemente), che ci presenta una dolcissima storia di amore e avventura.

Come sempre accade nelle opere del Maestro, il film presenta tutto un background di simboli e concetti che non sfuggiranno allo spettatore adulto, rendendo la storia godibilissima e affascinante ad ogni età.

Le animazioni sono ottime, sia pure con qualche difetto nei primi minuti, durante i quali sono leggermente a scatti (peccato, perché la scena, particolareggiatissima, sarebbe stata un vero capolavoro).

Completano il tutto le splendide musiche del Maestro Joe Hisaishi, che accompagnano meravigliosamente il film e che lo concludono con una graziosissima canzone finale.

Il doppiaggio italiano è decisamente molto buono, anche grazie al fatto che sono stati utilizzati doppiatori che avevano effettivamente l'età dei personaggi. Persino la canzone finale, orecchiabilissima, non perde nulla in musicalità con il grazioso ritornello "Ponyo, Ponyo, Ponyo, pesciolina tu / dal mare tutto azzurro, sei giunta fin quassù! / Ponyo, Ponyo, Ponyo sofficiosa sei / pancino tondo tondo, bambina tu!".

Insomma, un bel film, consigliatissimo. Sicuramente affascinante per i più piccoli, raramente si vedono film d'animazione che possono piacere loro così tanto.
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