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CADIE, la prima intelligenza artificiale al mondo

Google ha annunciato la creazione di CADIE. Si tratta di una entità cognitiva autoeuristica a intelligenza distribuita, ovvero di una intelligenza artificiale basata sul calcolo distribuito, argomento del quale ho parlato pochi post fa.

CADIE, progetto sul quale un apposito team lavora da anni, è un progetto maturo e molto completo. È in grado di imparare da sola, e si presta quindi a studi approfonditi sui processi di apprendimento.

Insomma, fino a poco fa l'intelligenza artificiale era pura fantascienza. Ora è una realtà, basata sul principio che Google utiizza da anni, ovvero quello di distribuire l'enorme potenza di calcolo necessaria al suo funzionamento su cluster di PC.

CADIE ha iniziato da poche ore le sue funzioni, e sta studiando il web, allo scopo di migliorarne l'indicizzazione. I suoi risultati e progressi vengono da lei raccontati in un interessante blog. CADIE è arrivata persino a trovare dei bug nei suoi stessi creatori.

Si preannunciano montagne di polemiche sull'argomento.

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In difesa di Facebook e di Google

Sono iscritto a Facebook ormai da anni, da quando ancora in Italia non lo aveva quasi nessuno, e ho assistito alla rapida trasformazione da semplice piattaformina di social networking all'enorme applicazione commerciale che è ora. Un esempio banale: quando mi sono iscritto nessuno poteva creare applicazioni, se non il team di Facebook. Ora lo può fare chiunque, con conseguente ploriferazione di test folli (che prima non esistevano).

Ogni tanto, a volte per invidia, altre per diffidenza verso chi ha molte informazioni, si scatenano polemiche su questo sito.

L'ultima, raccolta anche dal buon Paolo Attivissimo riguarda la presunta (in base a parole della responsabile marketing di Facebook) intenzione di "vendere i nostri dati" a non specificate società per non meglio specificati sondaggi e indagini di mercato.

Detto così, pare che Facebook prenda i nostri dati, li metta in un bel file e li venda a chissà chi in cambio di una valigia di bigliettoni.

Nonostante la cosa sia molto pittoresca, è falsa. Vendere i dati significa semplicemente dare, a pagamento, la possibilità di creare applicativi che accedano ai dati di facebook (come già fanno le applicazioni) e che li utilizzino, invece che per fare sondaggi del tipo "Che odore sei?" (sondaggio con interessanti risvolti), per fare sondaggi e pubblicità mirate a ciò che Facebook sa di noi (negozi vicini, ad esempio). Chiaramente tali cose non saranno richieste, e immagino compariranno insieme alle pubblicità già presenti a destra nell'interfaccia. Chi fa le pubblicità, come chi fa le applicazioni, non avrà accesso ai nostri dati.

Non mi sembra una cosa poi così deprecabile. Anzi, se proprio devono fare pubblicità, che almeno sia mirata.

A questo aggiungo il fatto che Facebook sa di me quello che ho voluto dirgli, e che mai nessun delegato del sito è mai venuto a casa mia per puntarmi una pistola e costringermi a concedere qualche informazione. Non vedo quindi perchè dovrei preoccuparmi di cosa vada a dire in giro. Gli ho dato quello che sa proprio per pubblicarlo...

Discorso simile si applica a Google. Google, si dice, sa tutto di noi. Posta, ricerche (su Internet, ma anche geografiche), cosa ci piace sapere (Google News), cosa leggiamo (Google Books), i nostri campi di interesse (Google Gruppi) e così via. Tra i servizi, c'è il fatto che la versione per cellulare di Google Maps, se si possiede un GPS integrato nel telefono, fa da software GPS. Se invece non lo si possiede, i dati sulle celle raccolti da chi ha il GPS vengono utilizzati per farti sapere dove stai in base alla cella in cui ti trovi.

A questo servizio, da pochi giorni, si è aggiunto il servizio Google Latitude, che permette di rendere noto (con diversi livelli di dettaglio in base alle impostazioni) ai propri conoscenti la propria posizione. Posizione che piò essere la città, le coordinate, un posto impostato dall'utente e così via.

Contro questo servizio, in due giorni, hanno detto di tutto. L'opinione più diffusa è che viola la privacy, e che Google non ha diritto di sapere dove sono. Follia, chiaramente. Se non ha diritto, non glie lo dire e vivi in pace. Nessuno ti costringe. Io la mia posizione non la pubblicherei, se non necessario. Ma lo stesso non vale, ad esempio, per le piccole aziende che hanno bisogno di un sistema di gestione delle flotte a basso costo e se ne trovano uno gratis, e non vale per una marea di situazioni analoghe. E se per sfruttare gratis una cosa del genere mi devo subire pubblicità mirata, non è così grave.

Insomma, il succo di questo post è questo: ci sono aziende che in maniera più o meno trasparente ci forniscono dei servizi per cui hanno bisogno delle nostre informazioni. Nessuno ci costringe a dargliele, per fortuna. Ognuno dia quello che vuole e viva tranquillo senza fare paragoni col Grande Fratello (che è il personaggio di un libro che consiglio, 1984 di George Orwell). Il Grande Fratello le informazioni se le prendeva, noi abbiamo la possibilità di non darle.
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