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Cathopedia

Sono stato invitato al primo incontro dei cathopediani, dei wikipediani cattolici e dei simpatizzanti di Cathopedia, che si è svolto ieri presso la sede della CEI. L'incontro è servito a gettare le basi per uno sviluppo ben fondato di Cathopedia.

Cathopedia è la prima enciclopedia libera online con punto di vista cattolico. L'idea di enciclopedia libera è del tutto analoga a quella di Wikipedia, fondata da don Giovanni Benvenuto (fondatore del notissimo Qumran Net) e da don Paolo Benvenuto. A differenza di Wikipedia, che è un'enciclopedia libera a contenuto generalista e punto di vista neutrale, Cathopedia si impegna ad essere un'enciclopedia su argomenti e personaggi inerenti la Chiesa Cattolica, e a mantenere un punto di vista cattolico (neutrale all'interno del cattolicesimo).

Questo permette di poter parlare di argomenti che per Wikipedia non sono enciclopedici (ma che sono invece importanti nel mondo cattolico), e permette di approfondire meglio e con più cognizione di causa alcune questioni. Inoltre, per un cattolico sarà più facile scrivere su un'enciclopedia del genere, perché non si dovrà sforzare troppo a mantenersi neutrale e a cercare opinioni di altre parti.

Insomma, Cathopedia non vuole essere un doppio o un concorrente di Wikipedia (anche perché molti dei cathopediani sono anche wikipediani), ma semplicemente uno strumento utile ai cattolici per diffondere e far conoscere il loro punto di vista in maniera chiara e consapevole.

I cattolici che mi leggono sono invitati a contribuire, tanto scrivendo quanto rendendo noto il fatto che tale sito esiste :o)

Esiste anche un fan club su Facebook.
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Sulla morale cristiana

23, 34Allora i farisei, avendo udito che egli aveva chiuso la bocca ai sadducei, si riunirono insieme 35e uno di loro, in dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: 36«Maestro, nella Legge, qual'è il grande comandamento?». 37Gli rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. 38Questo è il grande e primo comandamento. 39E il secondo è poi simile a quello: Amerai il tuo prossimo come te stesso. 40Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti»
Vangelo secondo Matteo, 22, 34-40

15, 12Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io ho amato voi.
Vangelo secondo Giovanni, 15, 12

Sento spesso, in più ambiti e da parte di gente di diverse confessioni, parlare di un concetto di "morale cristiana" (o "morale cattolica" e via dicendo), come se fosse un insieme di regole definite che vanno rispettate, pena la punizione divina. Ci sono spesso lunghe discussioni su se sia o meno giusto fare una determinata cosa, vestirsi in un certo modo, leggere determinati libri, fare determinati lavori, o addirittura, e si arriva all'assurdo, amare determinate persone. Giusto o meno, ovviamente, alla luce di una non meglio specificata "morale cristiana".

Ebbene, vi do la mia opinione a riguardo. Opinione che ritengo, vanitosamente, utile per chiunque abbia tale idea di morale cristiana.

La morale cristiana, come regolamento, non esiste. Non ha senso. Il tempo dei regolamenti, delle leggi definite da seguire, è finito un paio di millenni fa, con la nascita di Cristo. È finito quando le Leggi non bastavano più. Quando dieci regole elementari, per quanto molto profonde, erano troppo poco per l'uomo, che si faceva, come i Vangeli testimoniano, una marea di domande su di esse. È finito allo stesso modo in cui è finito per qualsiasi adulto il tempo del "non farlo" detto dai genitori. Imparato il loro esempio, siamo in grado di fare a meno di sapere dalle loro regole se qualcosa è giusto.

Duemila anni fa, Dio si è fatto uomo, ed è venuto tra noi uomini. È venuto a darci un insegnamento enorme, l'insegnamento che ci salva. Ci ha insegnato ad amare. E non ad amare come abbiamo sempre saputo amare, ma ad amare come ci ama Lui. Amare senza compromessi, amare senza pretendere di essere amati, amare senza chiedersi quanto sia utile farlo, amare anche chi ti fa soffrire. Cosa molto difficile, ma che ci dà molto di più di quello che ci dà una qualsiasi morale. La morale scritta e definita perde completamente di significato e smette di esistere di fronte alla grandezza dell'insegnamento dell'amore, che la include e la amplia incredibilmente.

A questo punto si potrebbe dire "la morale del cristiano, quindi, consiste nell'amare". No, non è così. I comandamenti, dieci regole che rispettano pienamente l'amore, sono una morale. La dottrina di una Chiesa, che rispetta pienamente l'amore, è, in buona parte, una morale. Ma sono solo insignificanti applicazioni e spiegazioni di quello che è l'amore di Dio, che deve diventare l'amore nostro. Riguardano ambiti particolari, ambiti, appunto, morali. L'amore di Dio riguarda ogni singolo aspetto della nostra vita, e va ben oltre il comportamento. Non è morale, è l'essenza stessa della nostra vita.

Tutto questo si nota con estrema facilità. Seguire delle regole, ci mette a disagio, ci fa chiedere il perché. Le regole tolgono la libertà, o la limitano, almeno nell'ottica di chi le segue senza capirle. L'amore è quel perché che alle regole manca. Amare non mette a disagio, amare come Dio ama porta ad esperienze bellissime, esperienze che altrimenti ci si perderebbe, esperienze enormi in confronto alla sofferenza che un amore di questo tipo inevitabilmente porta. L'amore dona la libertà, libertà che consiste nell'agire sapendo il perché, si agisce. E l'amore non contraddice mai il volere del Signore, questo mi sembra ovvio. Come sant'Agostino, riprendendo le parole stesse di Gesù che ho riportato poco sopra, ci ha lasciato scritto: Ama, e fa ciò che vuoi.

Insomma, smettiamo di dirci "vorrei fare questo ma non so se è giusto, cosa dice la Chiesa a riguardo?", ma chiediamoci piuttosto "quello che faccio mi allontana dall'amare come Dio ama?".

Se rimaniamo alle regolette, rendiamo inutile l'enorme atto di amore che Dio ha compiuto nello scendere fra noi. Rimaniamo prigionieri, quando Dio ci ha mostrato il suo amore facendosi uccidere e risorgendo per donarci la libertà.
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Lorenzo ha realizzato oggi, definitivamente, che la lettera del Papa ai giovani che ha letto è la stessa di cui parlavano i giornali. O____O (il 5/9/10 alle 21:35)

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