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Avatar

Eggià, lo ho fatto. Ho visto Avatar, l'ultimo film di James Cameron, ieri sera. Non è comunissimo che vada di mia spontanea volontà a vedere blockbuster, ma ogni tanto capita.

E lo meritava in pieno, direi.

In giro si dice che la trama è banale, scontata. E invece non è affatto vero. È una trama semplice, che è qualcosa di ben diverso da una trama banale. Molti ottimi film hanno trame semplici: da molti classici Disney a Star Wars. Ma sono trame che trasmettono messaggi, che fanno immaginare tutto un mondo non raccontato, che mantengono la suspance anche quando sai come andrà a finire. Una trama banale non fa tutto questo.

Alla trama semplice, ma potente e veicolo di un serio messaggio pacifista e ambientalista (trattato in maniera, appunto, assolutamente non banale), si aggiunge il fatto che Avatar crea un universo narrativo, dei popoli con le loro tradizioni e cerimonie, un ambiente naturale con le sue piante e i suoi animali, e degli interessanti personaggi. Apre una finestra su un nuovo mondo, che per una volta non è tratto dall'opera letteraria di turno. L'ultimo film di successo a fare un'operazione simile credo sia proprio Star Wars.

E tutto questo nuovo mondo, fatto quasi del tutto in computer grafica, è presentato in maniera davvero molto realistica, con un utilizzo (finalmente!) sapiente della motion capture. La motion capture la avevo vista finora utilizzata solo per effetti speciali specifici (Gollum in Il Signore degli Anelli, ad esempio) o per film con personaggi dall'apparenza molto finta e plasticosa (il recente A Christmas Carol). Cameron, invece, lavorando con l'ottima Weta Digital, riesce a darci sempre l'impressione di trovarci in un mondo alieno decisamente vero.

L'ottima resa grafica del film è completata da un'altrettanto ottima recitazione del ristretto cast "umano" del film.

Non ho potuto vedere il film in 3D (al momento non ho 10€ da spendere in cinema), ma è molto evidente che diverse sequenze sono fatte per sfruttare la terza dimensione in maniera non stucchevole, e ciò è piuttosto poco comune, al momento. La pellicola è comunque godibilissima anche in due dimensioni.

In caso di successo (e il successo decisamente c'è stato) si ipotizzavano due sequel, che sarebbero davvero ottimi per approfondire l'universo narrativo generato da questa pellicola. Sperando che Cameron non legga Nerd-landia.

Insomma, un capolavoro da vedere. Ha i suoi piccoli difetti che non ne fanno una pietra miliare, ad esempio la prevedibilità di buona parte della storia può non piacere a molti, ma è oggettivamente un capolavoro.

Da queste parti c'è la discussione sul film in La Tana del Sollazzo, dove troverete altre mie opinioni.
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Disney: La Principessa e il Ranocchio

Finalmente, dopo anni che lo aspettavo, il nuovo Classico Disney La Principessa e il Ranocchio è nei cinema. Lo ho visto lunedì scorso, con Gloria.

Davvero un ottimo ritorno all'animazione tradizionale, per i Walt Disney Animation Studios. Non si raggiungono le punte dei capolavori del passato, ma si tratta comunque di un lavoro davvero splendido.

La storia rivisita una fiaba classica, ambientandola in una New Orleans di inizio '900, rendendo benissimo le atmosfere di inizio secolo e immergendo ogni cosa nel ritmo del jazz. La trama è gestita molto bene, equilibrando raffiche di gag e momenti profondi come solo la Disney sa ormai fare. La caratterizzazione dei personaggi è buonissima, con una punta capolavorosa per il Dottor Facilier, l'antagonista.

L'animazione è di ottimo livello, è veramente splendido tornare al cinema per un film Disney animato tradizionalmente. I personaggi sono davvero molto espressivi, adoro in particolare Luis, coccodrillo jazzista. Ad una buona animazione, si aggiunge l'ottimo character design, e il fatto che la caratterizzazione di ogni singolo personaggio somma disegni, animazione e musica, con un effetto paragonabile a quello dei Classici del passato.

In un film che ricorda necessariamente il passato dell'animazione Disney, però, c'è davvero molto di moderno. Il modo di fare gag, l'ambientazione storica reale e non in un vago passato e persino la morale, non originalissima, ma insolita per i Classici.

La colonna sonora è bellissima e permea tutta l'atmosfera del film, anche se si poteva fare forse di più per le canzoni (comunque di livello molto buono).

Lodevole anche il doppiaggio, da cui mi aspettavo una mezza schifezza.

Non vi ho detto nulla della trama, perché andarselo a vedere è un assoluto imperativo. Correte al cinema!
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Murakami/Briggs: Quando soffia il vento

Recensione scritta per La Tana del Sollazzo

Locandina Ieri, grazie all'ottima rassegna Dei Piccoli FilmFestival presso il Cinema dei Piccoli di Roma, mi sono potuto vedere Quando soffia il vento. Oltretutto su indiretto (e indovinatissimo) consiglio di chi gestisce il cinema.

La proiezione è stata nella versione con (ottimo) doppiaggio italiano.

Quando soffia il vento (titolo originale: When the wind blows) è un film d'animazione del 1986, animato da Jimmy Murakami e tratto dalla graphic novel di Raymond Briggs. L'adattamento è dell'autore stesso del testo.

In un'ambientazione degli anni '80, Jim e Hilda, due anziani coniugi, vivono in una casetta isolata nella campagna londinese. La guerra nucleare contro la Russia è ormai imminente, e mentre lei, presa dalle faccende di casa, non se ne cura, lui si dà  da fare nel seguire alla lettera delle ridicole e contraddittorie "norme governative" per costruire un rifugio antiatomico. La bomba arriva, e ai due vecchietti, ingenui e abbandonati a se stessi dalle istituzioni in cui in fondo credono tanto, non resta che aspettare inconsapevolmente la fine.

Il film si presenta come una riflessione e una critica sulla guerra, sul modo di governare, sul dimenticarsi dei più deboli durante una guerra, della fiducia nello stato che molti hanno avuto nella seconda guerra mondiale e continuano ad avere, sull'incapacità (o mancata voglia) dei governanti di occuparsi del loro popolo invece di gareggiare con gli altri governanti a chi ha l'arma più potente e il sistema di difesa migliore.

Assolutamente affascinante, nonostante la tematica terribile.

Caratteristica particolare, e molto interessante, del film è il suo mescolare (ricordo che parliamo del 1986) animazione, filmati, animazione con pesanti effetti speciali, e scenari tridimensionali (credo in cartone). Il tutto senza che si senta lo stacco o che sembri innaturale.

I dialoghi molto serrati (motivo per cui il doppiaggio è effettivamente molto utile) danno il ritmo al film, più lento o più veloce a seconda della situazione, e creano la tensione e l'atmosfera necessaria in maniera magistrale.

Alla tensione e al ritmo contribuiscono appropriatissimi brani arrangiati dai Genesis, da Roger Waters, da Squeeze e da Paul Hardcastle. La canzone dei titoli di coda è di David Bowie, al quale in origine doveva essere assegnata l'intera colonna sonora (rinunciò).

Leggendo in giro, noto che il Morandini lo critica negativamente. Non fidatevi. Come leggo su un blog trovato in giro, "Il Morandini accusa il film di essere terribilmente prolisso. Il Morandini può andare a farsi fottere".

Consigliato.
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Pixar - Up

Dal 15 ottobre è nei cinema, anche in versione 3D, Up, il nuovo film Disney/Pixar.

Up ci parla dell'avventura che Carl, anziano signore, e Russel, giovane boy scout, si trovano a vivere insieme (malgrado l'opinione di Carl a riguardo). Nel corso della vicenda Carl e Russel, provenienti da due mondi e due vicende umane molto distanti tra loro, impareranno a capirsi e a volersi bene trovando uno il motivo per staccarsi dal passato ed andare avanti, e l'altro la figura paterna di cui ha bisogno.

Il film è, a mio avviso, tecnicamente quasi ineccepibile, come è ormai tradizione per i film Pixar. Pur essendo diviso in due parti ben distinte (la prima, molto breve, ci presenta la commuoventissima storia di Carl, mentre la seconda è la vicenda vera e propria), non si sente affatto lo stacco tra le due parti, un po' grazie a stratagemmi narrativi e un po' grazie al fatto che la trama, in realtà, scorre senza reali interruzioni. Il tutto è molto coinvolgente e, pur essendo in alcuni punti prevedibile, presenta molte situazioni davvero originali e/o divertenti (senza mai cadere nel fastidioso).

L'aspetto grafico del film, sia a livello di disegno e animazione, sia a livello di character design, è di ottima qualità, come ci si aspetta ormai ogni volta. Da più parti, però, mi si dice che il 3D aggiunge ben poco alla visione (io lo ho visto in 2D).

I personaggi, tanto quelli principali, quanto le due spalle Dug e Kevin, sono davvero ben caratterizzati. Si nota qualche stranezza nella caratterizzazione dell'antagonista Muntz, e i cani compagni di Dug sono difficilmente sopportabili, ma sono cose che in un lavoro del genere si possono perdonare.

Insomma, Up è un film da non perdere. Non insidia neanche da lontano il capolavoro Pixar che è secondo me Ratatouille, ma è comunque una pellicola davvero ottima.
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Henry Selick - Coraline e la porta magica

È ormai piuttosto raro trovare in letteratura delle fiabe vere, e allo stesso tempo nuove. Ed è ancora più raro vederle al cinema. Fiabe che raccontino davvero qualcosa, fiabe che tocchino davvero, fiabe che diano un senso di inquietudine che se ne va solamente con il finale, fiabe che ci facciano osservare il mondo attraverso gli occhi, le paure e i sollievi del protagonista.

Coraline, romanzo scritto dal bravissimo Neil Gaiman e illustrato dal grand Dave McKean è una di queste poche nuove fiabe. Pubblicato nel 2004 (2005 in Italia, per Mondadori), racconta del viaggio di una bambina, Coraline, in un mondo parallelo al suo, e apparentemente molto più attraente, dove trova una famiglia parallela alla sua, ma più gentile e attenta ai suoi bisogni. Man mano si renderà però conto che nel nuovo mondo c'è qualcosa di sbagliato, che va oltre il fatto che tutti gli abitanti hanno dei bottoni al posto degli occhi...

Se al genio di Gaiman, che sa descrivere in maniera fantastica le atmosfere tipiche dei sogni, si aggiunge il genio di Henry Selick, già regista dello splendido, e ormai classico, The Nightmare Before Christmas, otteniamo quel piccolo capolavoro, in questi giorni al cinema, che è Coraline e la porta magica.

Lo sono andato a vedere (purtroppo da solo), nella versione 3D (il mio secondo film in 3D, esperienza molto migliore della precedente, anche se più costosa), un paio di giorni fa.

Il film, realizzato in animazione stop motion, riesce a trasmettere davvero allo spettatore tutte le emozioni necessarie a calarsi nella storia. Raramente un film d'animazione riesce ad essere inquietante e attraente come una fiaba deve essere. Il contrasto tra i vari ambienti è reso magistralmente dalle luci e dai colori (la fotografia è di Pete Kozachik, già autore degli effetti speciali del citato TNBC e di La sposa cadavere), aiutate dalle particolari e suggestive musiche del bravo Bruno Coulais, riuscendo a contribuire notevolmente alla già ottima caratterizzazione degli ambienti e dei personaggi. Il tutto rende questo film un qualcosa di più che una mera trasposizione su pellicola di un libro. È un'esperienza nuova, e godibilissima.

Il 3D dona molto ad alcune scene, che bucano letteralmente lo schermo, ma mediamente non aggiunge molto più che la semplice terza dimensione in maniera non spettacolare. La visione 3D è comunque un'esperienza bella, nonostante la necessità di qualche miglioramento, e spero arrivi presto ad essere usufruibile da tutti.
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Diversamente razzisti

Tiana A dicembre, nei cinema americani, uscirà un nuovo Classico Disney, The Princess and the Frog. La trama di base è quella classica del principe trasformato in ranocchio, che deve essere salvato dal bacio di una principessa (con delle varianti che non rivelerò perché DOVRETE andarlo a vedere al cinema :oP). Il tutto è ambientato in una New Orleans di inizio '900. La principessa protagonista, Tiana, è una ragazza afroamericana, la prima principessa afroamericana nei Classici Disney, come i media amano ripetere. Il film è molto atteso dagli appassionati, anche grazie al fatto che segna il ritorno, da parte della Disney, ai disegni bidimensionali, e al fatto che le musiche, ovviamente jazz, promettono molto bene, così come la storia.

Ieri ho letto sul Corriere della Sera in versione online un articolo che parlava di alcune polemiche riguardo il film, e la cosa un po' mi ha colpito nella sua assurdità. In sostanza, ci sono (e in effetti ho trovato conferma altrove in giro per il web) proteste per il fatto che la principessa è afroamericana, quindi nera, mentre il principe è bianco.

In questa questione, le cose che mi hanno lasciato perplesso sono tre. La prima è l'esistenza stessa del problema. Non ci avevo mai pensato. In fondo penso che nessuno si sia mai posto alcun probema per il fatto che la Cenerentola disneyana sia bionda mentre il Principe è castano. Bene, io non mi ero posto il problema di una Tiana nera con principe bianco. La seconda è il fatto che ci si pongano problemi del genere per un cartone animato, non oso immaginare cosa possa succedere per una vicenda reale. La terza, che è poi la peggiore e che mi ha richiesto più letture per assicurrmi di aver capito, è il fatto che a porre il problema non sono ragazzini fascistoidi, e nemmeno estremisti pseudoreligiosi nostalgici del KKK. No, a porre il problema sono sedicenti associazioni antirazziste, o per la parità dei diritti, peraltro composte da afroamericani. Sì, perché secondo loro, la Disney non ha considerato possibile per un principe essere nero, come (sempre secondo loro) è naturale che sia se la principessa è nera.

Sono sempre, da quando mi sono reso conto dell'esistenza di un problema che mai avevo sentito come mio, stato antirazzista. Semplicemente perché non ho mai capito per quale motivo il colore della pelle abbia un qualche ruolo discriminatorio. Mi illudevo che chiunque, per antirazzismo, intendesse questo.

Invece, a quanto pare, molti intendono tutt'altro. Intendono l'uguaglianza di diritti tra due gruppi. Insomma, discriminano, ma vogliono l'uguaglianza.

Scusate, ma io questo lo chiamo razzismo. Puro razzismo. Se si discrimina tra due categorie, al punto da considerare offensivo un amore tra una ragazza nera e un ragazzo bianco, si è razzisti. Non basta predicare l'uguaglianza dei diritti, due categorie con gli stessi diritti sono sempre due categorie. E se si fanno categorie, si è razzisti, senza mezzi termini.

Il 28 agosto del 1963, molti anni dopo le vicende in cui il film è ambientato, Martin Luther King pronunciò un magnifico discorso, uno dei pochi discorsi storici ai quali mi sarebbe piaciuto essere presente. Ne propongo un brano, ma ne consiglio la lettura completa.
Io ho un sogno, che un giorno sulle rosse colline della Georgia i figli di coloro che un tempo furono schiavi e i figli di coloro che un tempo possedettero schiavi, sapranno sedere insieme al tavolo della fratellanza.

Io ho un sogno, che un giorno perfino lo stato del Mississippi, uno stato colmo dell'arroganza dell'ingiustizia, colmo dell'arroganza dell'oppressione, si trasformerà in un'oasi di libertà e giustizia.

Io ho un sogno, che i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una nazione nella quale non saranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per le qualità del loro carattere. Ho un sogno, oggi!

Io ho un sogno, che un giorno ogni valle sarà esaltata, ogni collina e ogni montagna saranno umiliate, i luoghi impervi saranno fatti piani e i luoghi tortuosi raddrizzati, e la gloria del Signore si mostrerà, e tutti gli essere viventi, insieme, la vedranno. È questa la nostra speranza. Questa è la fede con la quale io mi avvio verso il Sud.

Quasi cinquant'anni dopo, tutto ciò è ancora un sogno, rovinato anche da chi sostiene di essere antirazzista. Qui non si parla di uguaglianza di diritti, si parla semplicemente di un mondo senza barriere.
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Lorenzo ha realizzato oggi, definitivamente, che la lettera del Papa ai giovani che ha letto è la stessa di cui parlavano i giornali. O____O (il 5/9/10 alle 21:35)

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