Uhm, questo post era pensato per domani, ma per un cambio di programma sono a casa oggi e domani non ci sarò.
Sono tornato ieri pomeriggio da Međugorje.
Spesso i santuari famosi, tanto più quelli mariani legati a visioni, mi lasciano molto perplesso. La maggioranza dei pellegrini che vedi danno l'impressione di essere molto più vicini a forme di superstizione o addirittura idolatria che al cristianesimo. Magari non è così, ma l'impressione è quella. E la popolazione locale accoglie dei turisti, non dei fedeli.
Međugorje non è un santuario, poiché la Chiesa cattolica non ha ancora riconosciuto che le visioni siano realmente avvenute, per quanto moltissimi lo considerino, de facto, un santuario. Il rischio di assurdità parrebbe quindi ancora più alto. Una delle cose che mi ha colpito, invece, è l'estrema semplicità che è stata mantenuta da quel luogo meraviglioso.
Oltre che alla serietà del vescovo di Mostar-Duvno, che è molto fermo nel bandire pratiche non opportune, e alla semplicità dei francescani che da secoli guidano la parrocchia locale, la causa di questo è certamente l'estrema semplicità della fede del popolo erzegovino. Sono persone che hanno subìto cinque secoli di oppressione, tra invasioni di popoli islamici, conclusi con gli anni del comunismo sotto Tito e dalla terrificante guerra civile alla sua morte. Sono un popolo libero da soli quindici anni, persone profondamente segnate dalla guerra e dalla mentalità che la precedette. Eppure hanno mantenuto una fede salda, che li porta a mettere in pratica la Parola di Dio semplicemente perché vedono che gli effetti ci sono e sono forti.
È un modo di credere che non è il mio, io mi faccio diecimila domande sul perché e il per come una Parola mi possa fare bene, e solo quando la porto alla pratica e vedo che funziona molto meglio di quello che tante teorie mi portavano a credere, mi dico: "vedi, stupido, potevi svegliarti prima...". È una fede che non è neanche quello di un'Europa e un occidente che è arrivato a contrapporre la fede alla scienza solo perché ha trasformato la fede in una scienza. Dovrei e dovremmo imparare moltissimo da questa gente. Uno va lí per cercare Maria, e Gesù attraverso di lei, e invece trova la fede di Maria, che non capisce nulla di quello che le accade intorno, ma che lo serba nel cuore e si fida ciecamente del Figlio. Mai mi sarei aspettato un insegnamento del genere.
Abbiamo ricevuto anche diverse catechesi su argomenti vari, che mi hanno dato molto, ma nulla in confronto a ciò che mi ha insegnato senza troppe parole la gente di Međugorje. A darmi moltissimo sono stati anche i tre principali momenti di preghiera che abbiamo vissuto. Un'adorazione eucaristica (il loro modo di festeggiare la festa patronale, noi festeggiamo con salsicce alla brace), durante la quale ho affidato a Dio il problema che più di tutti mi distraeva dal poter vivere tranquillamente il pellegrinaggio, la salita del monte Podbrdo (il monte della prima presunta apparizione) recitando il Rosario, che è una preghiera che ultimamente mi sta dando moltissimo, e la salita del monte Križevac, pregando e facendo la Via Crucis (ad onor del vero un po' approssimativa), con una catechesi sulla Croce in cima. Il Križevac (monte della Croce) è un monte sul quale la popolazione locale ha pregato per secoli, anche sotto le oppressioni che si sono succedute.
Altra esperienza notevole è stata la visita a Mostar, città in cui sono ancora evidentissimi i segni della guerra civile sulle case, piene di buchi di proiettili, quando ancora in piedi, e sulle persone, che hanno visto morti assurde con i loro occhi. La città mescola ancora romano-cattolici (la maggioranza), greco-ortodossi, islamici ed ebrei. La città vecchia, con il ponte, è completamente ricostruita dopo la guerra, grazie a finanziamenti internazionali (anche italiani) e ai finanziamenti arabi per la ricostruzione delle moltissime moschee. La cattedrale, nel convento francescano, è stata sovrastata dai comunisti con palazzoni popolari in cemento armato, per poi essere bruciata con il fosforo durante la guerra civile. Ora è in ricostruzione (la costruzione in cemento armato è completa, le rifiniture si fanno man mano che arrivano i soldi), in maniera che sia indistruttibile con il fosforo, e con un campanile di 107 metri, che sovrasta di gran lunga i palazzi popolari. All'interno fanno impressione le foto delle rovine rimaste dopo la guerra. E tra le rovine, ancora si celebravano battesimi e matrimoni. Altrettanto impressionanti le foto dei francescani uccisi dai comunisti.
Emozionantissima la visita alla Comunità Cenacolo, per le testimonianze ma soprattutto per lo spettacolo teatrale al quale ci hanno invitati. Mettevano in scena la parabola del Padre misericordioso, e si vedeva che era una Parola che avevano visto agire profondamente nella loro vita. Stupendo davvero.
Anche la terra è meravigliosa. Le attività industriali non sono particolarmente inquinanti, il verde è la maggior parte del territorio, e il fiume Neretva, che raccoglie tutte le acque dell'Erzegovina, è pulitissimo. Abbiamo visitato anche le cascate Kravice, a due passi da Međugorje, molto belle.
Con la gente della nostra parrocchia (la minor parte) venivano anche parecchi fratelli del Cammino neocatecumenale, e gli scambi di esperienze ecclesiastiche e di fede credo siano stati utili a tutti. Troppo spesso si fanno nette distinzioni tra i modi di fare comunità dei vari cammini, movimenti e gruppi, per poi vedere che gli incontri seri con Cristo avvengono solo scambiandosi le rispettive esperienze concrete, più che stando a guardare i metodi di catechesi o di preghiera. Si punta troppo a tentare di trasmettere la fede come nozione, e troppo poco a trasmetterla come esperienza.
Insomma, è stata un'esperienza diversa da come la immaginavo, e allo stesso tempo affascinante e formativa, e sono certo di vedere presto i frutti di conversione che mi ha portato. Ringrazio il Signore che mi ha dato così tante nuove parole in quest'estate da cui non mi aspettavo tanto.