
A dicembre, nei cinema americani, uscirà un nuovo Classico Disney,
The Princess and the Frog. La trama di base è quella classica del principe trasformato in ranocchio, che deve essere salvato dal bacio di una principessa (con delle varianti che non rivelerò perché DOVRETE andarlo a vedere al cinema
:oP). Il tutto è ambientato in una New Orleans di inizio '900. La principessa protagonista, Tiana, è una ragazza afroamericana, la prima principessa afroamericana nei Classici Disney, come i media amano ripetere. Il film è molto atteso dagli appassionati, anche grazie al fatto che segna il ritorno, da parte della Disney, ai disegni bidimensionali, e al fatto che le musiche, ovviamente jazz, promettono molto bene, così come la storia.
Ieri ho letto sul Corriere della Sera in versione online
un articolo che parlava di alcune polemiche riguardo il film, e la cosa un po' mi ha colpito nella sua assurdità. In sostanza, ci sono (e in effetti ho trovato conferma altrove in giro per il web) proteste per il fatto che la principessa è afroamericana, quindi nera, mentre il principe è bianco.
In questa questione, le cose che mi hanno lasciato perplesso sono tre. La prima è l'esistenza stessa del problema. Non ci avevo mai pensato. In fondo penso che nessuno si sia mai posto alcun probema per il fatto che la Cenerentola disneyana sia bionda mentre il Principe è castano. Bene, io non mi ero posto il problema di una Tiana nera con principe bianco. La seconda è il fatto che ci si pongano problemi del genere per un cartone animato, non oso immaginare cosa possa succedere per una vicenda reale. La terza, che è poi la peggiore e che mi ha richiesto più letture per assicurrmi di aver capito, è il fatto che a porre il problema non sono ragazzini fascistoidi, e nemmeno estremisti pseudoreligiosi nostalgici del KKK. No, a porre il problema sono sedicenti associazioni antirazziste, o per la parità dei diritti, peraltro composte da afroamericani. Sì, perché secondo loro, la Disney non ha considerato possibile per un principe essere nero, come (sempre secondo loro) è naturale che sia se la principessa è nera.
Sono sempre, da quando mi sono reso conto dell'esistenza di un problema che mai avevo sentito come mio, stato antirazzista. Semplicemente perché non ho mai capito per quale motivo il colore della pelle abbia un qualche ruolo discriminatorio. Mi illudevo che chiunque, per antirazzismo, intendesse questo.
Invece, a quanto pare, molti intendono tutt'altro. Intendono l'uguaglianza di diritti tra due gruppi. Insomma, discriminano, ma vogliono l'uguaglianza.
Scusate, ma io questo lo chiamo razzismo. Puro razzismo. Se si discrimina tra due categorie, al punto da considerare offensivo un amore tra una ragazza nera e un ragazzo bianco, si è razzisti. Non basta predicare l'uguaglianza dei diritti, due categorie con gli stessi diritti sono sempre due categorie. E se si fanno categorie, si è razzisti, senza mezzi termini.
Il 28 agosto del 1963, molti anni dopo le vicende in cui il film è ambientato, Martin Luther King pronunciò un magnifico discorso, uno dei pochi discorsi storici ai quali mi sarebbe piaciuto essere presente. Ne propongo un brano, ma ne consiglio la
lettura completa.
Io ho un sogno, che un giorno sulle rosse colline della Georgia i figli di coloro che un tempo furono schiavi e i figli di coloro che un tempo possedettero schiavi, sapranno sedere insieme al tavolo della fratellanza.
Io ho un sogno, che un giorno perfino lo stato del Mississippi, uno stato colmo dell'arroganza dell'ingiustizia, colmo dell'arroganza dell'oppressione, si trasformerà in un'oasi di libertà e giustizia.
Io ho un sogno, che i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una nazione nella quale non saranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per le qualità del loro carattere. Ho un sogno, oggi!
Io ho un sogno, che un giorno ogni valle sarà esaltata, ogni collina e ogni montagna saranno umiliate, i luoghi impervi saranno fatti piani e i luoghi tortuosi raddrizzati, e la gloria del Signore si mostrerà, e tutti gli essere viventi, insieme, la vedranno. È questa la nostra speranza. Questa è la fede con la quale io mi avvio verso il Sud.
Quasi cinquant'anni dopo, tutto ciò è ancora un sogno, rovinato anche da chi sostiene di essere antirazzista. Qui non si parla di uguaglianza di diritti, si parla semplicemente di un mondo senza barriere.